La nostra indicazione di voto
Le scorse elezioni comunali nel capoluogo hanno mostrato ancora una volta i limiti e le velleità dei partiti cosidetti maggioritari della città.
Il primo turno ha rappresentato una mera conta tra le famiglie, tra
coalizioni di interesse ma anche più semplicemente tra gruppi di
amici. Qualsiasi sia l'esito del ballottaggio di questo fine settimana,
dalle urne uscirà un consiglio comunale quasi totalmente composto da personaggi inclini al trasformismo e poco capaci di fornire contributi reali a migliorare la vita degli avellinesi.
Siamo certi che tra i tantissimi candidati ce n'erano molti -un pò in tutte le liste- che avrebbero voluto essere eletti per portare proposte e idee, per spirito di servizio nei confronti della propria comunità. Ancora una volta non saranno loro a entrare in consiglio comunale,
ma i capicricca, rais di quartiere, figli di imprenditori, prestanome o
peggio ancora.
Ad Avellino siamo andati oltre persino all'ignobile costume meridionale del voto per clientela.
Come dimostrano le vicende di tantissimi giovani della nostra terra, perdono il lavoro padri e madri, devono cercarlo altrove figlie e figli.
La risposta di chi, oggi diviso, ma per decenni collocato dalla stessa
parte, non è stato ripensare relazioni e individuare potenzialità nel
territorio per porre freno ai drammi sociali che viviamo, ma ricorrere agli affetti familiari, alla gratitudine di un dipendente o di un ammalato verso il medico, ai buoni rapporti tra condomini, per conservare o conquistare piccoli pezzi di un fantomatico potere.
Abbiamo sperato che nel Partito Democratico, ripulito a prescindere dalla volontà dei suoi dirigenti da alcuni dei protagonisti della politica locale e nazionale, emergesse la volontà di cambiare rotta. Non è accaduto nei mesi precedenti la tornata elettorale e, cosa ancor più grave, non è accaduto nei giorni immediatamente successivi al voto. Al di là di qualche vaghissima dichiarazione di circostanza, il sindaco uscente e chi è con lui in questa fase non hanno creduto nella possibilità di creare un vero centrosinistra facendo proprie le istanze e i contenuti che noi, centro sinistra alternativo, abbiamo portato avanti, orientando la politica amministrativa alla solidarietà e allo sviluppo. Non è bastato il clamoroso insuccesso alle elezioni provinciali e neppure il concreto rischio di una sconfitta in città.
Segno inequivocabile è l'apparentamento con le liste civiche a sostegno di Gianluca Festa, legittimatosi dopo dieci anni di impegno e con l'aiuto di danarosi sponsor, come autorevole esponente del partito del nullismo, dove "le conoscenze" sono il tutto e la proposta politica il nulla.
Siamo al tempo stesso consapevoli di cosa ci sia dall'altra parte.
La saldatura dell'alta borghesia con palazzinari e impresentabili (non per qualcuno) capopopolo rende la coalizione a sostegno di Preziosi una delle cose peggiori che si siano mai viste nella politica avellinese.
Senza entrare nel merito della inconsistenza politica di una coalizione in cui l'ingombranza politica di De Mita peserà come un macigno.
Avvertiamo quindi il dovere di sbarrare la strada alle destre e di
combattere il demitismo.
Come le altre forze che hanno costruito il "centrosinistra alternativo" e che saranno rappresentate nel consiglio comunale da Antonio Gengaro,
la Lista Comunista invita a non votare Preziosi.
A pochi giorni dall'ultima conta, dal partito democratico venga almeno un gesto di dignità: l'impegno con la città a non accogliere in maggioranza, nell'eventualità della vittoria, chi in queste elezioni ha contribuito a saldare gli interessi di alcuni poteri forti con l'arroganza di chi non sa lasciare il potere.
postato da cdargenio · permalink · commenti (2)



